Entro cinque anni una Ford a guida autonoma!

Sarà un veicolo pensato in primo luogo per la mobilità commerciale, come le compagnie di tassisti. La vendita ai privati arriverà in un secondo momento.

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Non solo Google. Anche Ford ha confermato di essere sulla buona strada per lanciare, entro cinque anni, la prima autovettura che si guida da sola. Priva di pedali e volante, tanto per essere precisi. Un’auto destinata a percorrere brevi percorsi urbani e che all’inizio, a patto di ottenere le necessarie autorizzazioni, verrà lanciata esclusivamente nel mercato statunitense. “Questo è un momento di trasformazione nella nostra industria” ha detto l’ad di Ford Mark Fields, presentando il progetto in un luogo simbolo dell’innovazione, come il campus di Palo Alto, California.
APPROCCIO — L’approccio di Ford alla guida autonoma appare molto più impetuoso da quello messo in atto da altri costruttori come Mercedes, Tesla o la tessa Bmw (che pochi giorni fa ha annunciato l’arrivo di un veicolo a guida autonoma entro il 2021 grazie all’implementazione delle tecnologie Intel e Mobileye), che mirano a un passaggio graduale tra l’auto tradizionale e quella del futuro. “Abbiamo scelto di non percorrere gli schemi già visti relativi all’introduzione continua di dispositivi di assistenza alla guida: avremo un veicolo a guida autonoma bell’e fatto” ha detto il responsabile tecnico di Ford Raj Nair.
INVESTIMENTI — L’auto 2.0 di Ford sarà specificamente disegnata per la mobilità commerciale, come le compagnie di tassisti, e sarà disponibile su vasta scala. Al contrario, la vendita al dettaglio per i privati automobilisti arriverà in un secondo momento. Per il progetto la Casa di Dearborn raddoppierà il personale del suo centro di ricerca di Palo Alto, che alla fine dell’anno conterà 300 dipendenti. Al momento Ford, assieme a Baidu (il Google cinese) ha acquisito per 75 milioni di dollari la start up californiana Velodyne, che progetta sensori per le auto a guida autonoma. E oltre a investire sull’intelligenza artificiale, sta studiando con la newyorchese Nirenberg Neuroscience dispositivi per ridare la vista a pazienti con malattie degenerative.

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